Obbligo di rinnovabili? Ecco le quantità minime imposte dall’Europa

Casa green con impianto eolico e fotovoltaico

Il D.Lgs. 28/2011 obbliga progettisti e costruttori a prevedere, nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni rilevanti, una quota di rinnovabili a copertura parziale del fabbisogno energetico degli edifici, pena il diniego del titolo edilizio. Tale quota vincolata si applica alla produzione di corrente elettrica, acqua calda sanitaria ed energia termica per il riscaldamento.

Le progressive attuazioni del decreto legislativo introducono quote di energia ad origine FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) gradualmente crescenti nel tempo e calcolate in relazione alle destinazioni d’uso degli immobili ed alle loro superfici.

IL PIANO EUROPEO 20-20-20 E GLI IMPEGNI ASSUNTI DALL’ITALIA

Gli adempimenti di cui si parla derivano a cascata dagli impegni assunti dall’Italia all’interno del Piano Europeo 20-20-20. Entro il 2020 infatti, l’Europa si appresta a raggiungere:
– una quota del 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili;
– il taglio del 20% le emissioni di CO2;
– il miglioramento, sempre del 20%, dell’efficienza energetica degli impianti più vecchi.

Il Bel Paese, nello specifico, si è impegnato entro il 2020 a rendersi consumatore di energie rinnovabili per una quota del 17% e lo ha fatto proponendo interventi e politiche dedicate, in particolare, al settore dell’edilizia.
Per quanto riguarda i trasporti, l’impegno italiano risiede nell’introduzione del 10% di biocarburanti rispetto al totale complessivo dei consumi per il trasporto.

RINNOVABILI, EDILIZIA, FER, QUOTE OBBLIGATORIE RINNOVABILI

Quote di rinnovabili obbligatorie previste dal D.Lgs 28/2011

INTERVENTI DI EFFICIENZA IN EDILIZIA

Se l’obiettivo finale delle quote introdotte dal Piano Europeo è il risparmio di risorse naturali esauribili quali gas e petrolio, dobbiamo anche accennare al fatto che solo le tecnologie di produzione di energia pulita non sono sufficienti per raggiungere una completa gestione energetica efficiente degli immobili.
Sempre più spesso i costruttori offrono al mercato soluzioni abitative che integrano, alle energie rinnovabili, un’alta tecnologia dei materiali che garantisce una efficienza energetica ben più elevata di quella richiesta dalle norme europee: basti pensare alle case in classe A, caratterizzate dalla elevata capacita di evitare dispersioni di energia verso l’esterno. Nei casi più spinti, si arriva a parlare di vere e proprie case passive, le quali, molto attentamente isolate, mantengono una temperatura confortevole sia in estate che in inverno. Data la speciale efficienza, in queste case la produzione da rinnovabili è facoltativa, ma certamente a completamento di una “visione” abitativa ampiamente ecologica e sostenibile.
Anche gli edifici vetusti possono essere migliorati riducendo le dispersioni di calore e adottando strategie di coibentazione di rilievo strutturale come i cappotti termici oppure l’insuflaggio di apposito materiale isolante, all’interno delle intercapedini del muro e nelle solette del sottotetto.

EFFICIENZA DEGLI EDIFICI ESISTENTI

E’ evidente quanto ancora ci sia da fare in Italia, in materia di efficienza energetica, sulla maggior parte patrimonio immobiliare di vecchia costruzione. Pensiamo ai condomini, costruiti tra gli anni ’30 e gli anni ’90 ma soprattutto agli immobili pubblici, uffici, ospedali oppure scuole, talvolta ancora alimentati da vecchie ed inquinanti caldaie a gasolio.
E’ ormai noto che il risparmio energetico, ottenibile attraverso la sostituzione delle vecchie lampade con LED di nuova generazione (che consumano quasi 1/10 della corrente elettrica), determina, oltre ad un risparmio economico, anche il miglioramento della qualità dell’ambiente.
Pensiamo alle opportunità derivanti dalla produzione di una parte di acqua calda sfruttando la tecnologia solare, oppure a come potrebbe essere conservato un clima di comfort all’interno degli spazi pubblici attraverso un raffrescamento alimentato ad energia pulita.

Fonti: solarebusiness.itcasaeclima.comreteambiente.it

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